Perchè e come i rottweiler arrivarono in Italia
Perché e come i rottweiler arrivarono in Italia?
“… agli inizi degli anni Cinquanta – secondo quanto riporta Domenico Moscatelli ne “l’enciclopedia del rottweiler” – nasce in Italia il primo allevamento, il Rotargus. Il dottor Colombo e il dottor Sala di Como furono i primi importatori di questi cani: lo scopo che si erano prefissati era principalmente di dedicarsi seriamente a una selezione rigorosa e che tenesse conto sì della morfologia, ma ancor più del carattere e del comportamento…”.
“Il dottor Colombo – precisa Moscatelli – spesso mi raccontava le esperienze non sempre piacevoli da lui vissute tra i rottweiler conosciuti nei campi di concentramento in Germania. Qui come prigioniero (…) ebbe modo di conoscerli e di apprezzarne le doti di guardia e difesa in condizioni di lavoro difficili sia per gli uomini sia per gli animali: <non lasciavano mai la presa e – secondo quanto raccontato da Colombo allo stesso Moscatelli – non temevano nulla! Solo io e pochissimi altri potevamo cercare di avvicinarli poiché riconoscevano un solo padrone>. Colombo mi raccontava ancora – continua Moscatelli – dei gravi problemi che potevano sorgere ogni qualvolta il soldato conduttore era trasferito ad altro incarico e il suo cane diventava intrattabile e pericoloso per qualsiasi altra persona”.
Tale testimonianza, oltre ad esplicitare le doti che impressionarono chi volle importare questi cani in Italia (innanzi tutto la presa… così facciamo contenti anche gli amici sportivi!), dovrebbe porre l’attenzione su un aspetto che, anche ai giorni nostri, rappresenta “croce e delizia” del rottweiler, sebbene siano trascorsi sessanta anni: l’attaccamento al “conduttore/padrone”.











